{"id":10,"date":"2026-06-21T09:43:18","date_gmt":"2026-06-21T09:43:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.siciliabus.com\/marioricotta\/?page_id=10"},"modified":"2026-06-21T16:35:27","modified_gmt":"2026-06-21T16:35:27","slug":"critica","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.marioricotta.it\/?page_id=10","title":{"rendered":"Critica"},"content":{"rendered":"<p>Le voci della critica sul teatro di Mario Ricotta.<\/p>\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">IQuando ho visto in videocassetta, registrata,La bottega all\u2019angolo di Mario Ricotta, sono rimasto stupefatto sia per la forza poetica ed espressiva dello spettacolo cos\u00ec ben recitato da Roberto Burgio e Danila Laguardia, sia per l\u2019assoluta novit\u00e0 di una drammaturgia ancora oggi sconosciuta ai pi\u00f9. Com\u2019\u00e8 possibile che tale teatro non sia ancora conosciuto e rappresentato? Per contribuire a diffondere le conoscenze intorno al teatro di Mario Ricotta, ho raccolto qui tutte le testimonianze, anche inedite, di critici e ammiratori. Ho aggiunto una nota biografica e, con il consenso dell\u2019autore, pagine da un suo diario inedito, La mia santit\u00e0, utili a spiegare genesi e forma di un teatro e di una narrativa cos\u00ec straordinari.Spero che questo lavoro sia di stimolo a conoscere meglio queste opere e a metterle in scena.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Salvatore Falzone<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">DARIO BELLEZZA<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u2026.. vivono con e per il proprio tormento, si autosezionano, si frugano \u2026\u2026 proiettati fuori di s\u00e9, materializzati, disindividualizzati, hanno da affrontare i problemi dei rapporti col mondo-ambiente, e con i propri simili.Distruttore di illusioni, dimostra che ognuno pu\u00f2 costruire la propria esistenza &#8211; non una volta per tutte &#8211; giorno per giorno. Vi scorge qualcosa di pi\u00f9 del senso del sentimentalismo, i fili del destino, e si accanisce a dipanarli furiosamente, come un furore logico che diventa pietoso pur essendo spietatamente crudele, doloroso e umano per forza di astrazione. Particolarmente entro le pareti domestiche, l&#8217;autore coglie la disgregazione dell&#8217;unit\u00e0 umana in una prospettiva nuova che ne rivela lo smarrimento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Diceva Proust che l\u2019originalit\u00e0 autentica non la si scorge facilmente. L&#8217;autentica originalit\u00e0 di Mario Ricotta, avvertito il dissidio tra la mediocrit\u00e0 del mondo circostante e le possibili realt\u00e0 intraviste come frutto di cultura, di esperienza si nutre del pensiero filosofico che gli suggerisce la scelta degli argomenti, i mezzi per attuarli sulla scena conferendo loro il segno della novit\u00e0 \u2026\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">BEPPE COSTA<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il teatro di Ricotta (nella tradizione pi\u00f9 completa e complessa che il &#8216;teatro \u00e8 vita&#8217;) sembra volerci dire tutto come il Teatro Panico di Fernando Arrabal o il cinema di Alexandro Jodorowsky o il cinema e la pittura di Roland Topor o la narrativa di Ende (La storia infinita), il grottesco del linguaggio di Beckett, l&#8217;assurda e incantata realt\u00e0 di Jonesco. Raccogliendo in s\u00e9 gli elementi della fiaba, dell&#8217;allucinazione, della paura, dell&#8217;incanto, dell&#8217;assurdo. E tutto con un dialogo che non ha nulla di astruso o di contorto che rende a volte opere teatrali dignitose subito datate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E non sembri che si vada per esempio per citazioni facendo riferimento all&#8217;intramontabile teatro dei greci, ancora oggi attualissimo, nel parlare di questo scrittore che ha saputo fondere splendidamente la cultura classica a quella contemporanea, l&#8217;ironia e il dramma della solitudine scevra da vittimismo, una conoscenza del teatro profonda che gli consente di non imitare, non ripercorrere temi gi\u00e0 tracciati \u2026\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">DANTE MAFFIAUn dato interessante del teatro di Ricotta \u00e8 la sua capacit\u00e0 di mixage tra cultura classica e contemporanea.Il mito trova in lui un interprete originale e si dilata fino a onnicomprendere il futuro \u2026.\u2026.a scendere nei meandri dell&#8217;allegoria dove \u00e8 possibile renderci conto dell\u2019ampiezza dell&#8217; &#8220;apertura poetica e drammatica che sta all&#8217;origine stessa della concezione dell&#8217;opera \u2026. ma in noi restano le immagini di fantasmi che possono &#8216;perire&#8221;, di &#8220;forme di gesti&#8221; che la dicono lunga anche sulla conoscenza di Ricotta del teatro di tutti i tempi \u2026\u2026.E Mario ricotta si \u00e8 trovato a fare i conti con un passato vicinissimo, e quando il passato \u00e8 enormemente fulgido, meraviglioso, (il pi\u00f9 vicino di tutti \u00e8 quello di Pirandello) mettersi a scrivere del teatro significa per lo meno entrare in una situazione dalla quale \u00e8 difficile uscire. E come se ne pu\u00f2 uscire? La trovata? La trovata \u00e8 fine a se stessa. Allora bisogna trovare qualcosa che in qualche modo continui e rompa con la tradizione che ti sta vicino. Mi pare che Mario Ricotta sia riuscito in questo intento in tutte le opere (La Bottega all&#8217;Angolo, Inferno e Paradiso, Interminabile, Fantasmi, Gli immortali, L&#8217;Orma). Le caratteristiche del teatro di Mario Ricotta sono una serie di momenti che nascono come bagliori interiori e guizzano improvvisamente fuori per cercare di cogliere la realt\u00e0 e questa realt\u00e0 improvvisamente diventa un&#8217;altra realt\u00e0. E&#8217; uno scatto verso certe situazioni della letteratura antica greca. Non \u00e8 casuale poi che in alcune opere ci siano personaggi, nomi, situazioni che appartengono per esempio ad Apuleio o abbiano il sapore di un racconto Kafkiano\u2026\u2026..<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u2026.E a me sembra che questo gesto adeguato, con l&#8217;aiuto del regista che deve reinterpretare naturalmente i discorsi proposti dall&#8217;autore di teatro, a me pare, che Mario Ricotta sia naturalmente riuscito nel suo intento: cio\u00e8 darci un teatro che ci fa ben sperare, che si approssimi, se non \u00e8 gi\u00e0 vicinissimo ad una vera e propria svolta\u2026\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">SAFAL<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u2026.. Pur avendo ricevuto convinti consensi di critica, la produzione letteraria del Ricotta non \u00e8 ancora conosciuta universalmente . Il Ricotta non \u00e8 un autore che asseconda le aspettative della massa che consuma letteratura di genere. Ad un autore di tale levatura si pu\u00f2 muovere il rimprovero di non dedicarsi sufficientemente alla diffusione delle proprie opere; ma sono lontano dal farlo. L&#8217;intensa professione di medico e psichiatra, esercitata dal Ricotta, \u00e8 il luogo di una scelta fondamentale che non pu\u00f2 alimentarsi e compiacersi della vanit\u00e0 dei salotti letterari, della retorica dei premi , del fascino illusorio ed effimero della ribalta, degli applausi a buon mercato. Il Ricotta \u00e8 un autore in costante contatto con la malattia, la pazzia, la morte. In un simile connubio di vita e letteratura sussiste il pi\u00f9 autentico riconoscimento di lode e affetto\u2026\u2026.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">LUIGI REINA\u2026. E abbia deciso di mirare, \u2026. alla codificazione di possibili finzioni sceniche accreditantisi per il massimo di &#8220;aperture&#8221; implicite consapevolmente organizzate \u2026.\u2026. \u00c8 evidente come l&#8217;autore abbia inteso produrre risultati che rendessero lo sforzo del suo immaginario rappresentativo nel realizzare al meglio la serie di finzioni in cui si articolano le aggregazioni tematiche di lacerti di psicologie entro situazioni fatte vivere nella sfera dei possibili \u2026\u2026.. Opere &#8220;aperte&#8221;, dunque, questi testi teatrali di Mario Ricotta. Tracce per un gioco recitativo che necessita dei suoi coautori. E come tali quanto mai rispondenti alle esigenze di comunicazione simbolica della contemporaneit\u00e0 \u2026\u2026\u2026.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">. Ora a me pare che il volume di Mario Ricotta rappresenti oggi una testimonianza emblematica, consapevole tra l&#8217;altro nell&#8217;autore del ruolo che lo scrittore di teatro pu\u00f2 svolgere appunto nell&#8217;organizzazione di un testo-canovaccio su cui poi si deve sovrapporre la decifrazione e la proposta che ne fa la compagnia teatrale. Ho la sensazione che Mario Ricotta sia partito proprio dal presupposto che scrivere e organizzare un testo teatrale significa cogliere e fissare delle situazioni e delle problematiche in parole, cogliere delle essenze e trasformarle in personaggi, ragionare su alcuni interrogativi che coinvolgono e drammatizzano contemporaneamente l&#8217;esistenza, dialogizzare il rapporto tra individui che prima di essere personaggi sono portatori di condizioni del sociale, stabilendo cos\u00ec un rapporto tra il personaggio, che scaturisce dalla pura invenzione fantastica, e la persona che diventa come viva sulla scena e che sulla pagina pu\u00f2 anche agire e comunicare attraverso la testualit\u00e0 ma ha bisogno comunque dell&#8217;intervento e del soccorso del lettore o del fruitore in quanto la testualit\u00e0 rimane a un livello d&#8217;apertura.La testualit\u00e0 non \u00e8 fissata, non \u00e8 obbligatorio ricavare dal testo determinate conclusioni; queste possono variare da persona a persona che legge il testo, cos\u00ec come pu\u00f2 variare l&#8217;immagine, la scena, l&#8217;ideazione del luogo, la sistemazione dello spazio nelle sue linee, la dimensione temporale\u2026 Mario Ricotta, infatti, a pi\u00f9 riprese nelle didascalie numerose che compongono i testi drammatici, molto spesso dice: &#8220;La scena dovrebbe &#8221; intanto usa il condizionale, oppure &#8220;la scena potrebbe rappresentare\u2026&#8221; o potrebbe essere altro. Questo personaggio \u00e8 una ragazza povera, malandata, brutta oppure potrebbe essere anche un ragazzo ricco, bello, rigoglioso. E&#8217; possibile cio\u00e8 rappresentare una essenza dei personaggi, \u00e8 possibile che il personaggio della scena si faccia portatore di una condizione che pu\u00f2 ritrarre contemporaneamente vari livelli sociali, vari momenti storici; non c&#8217;\u00e8 una data precisa. La scena non \u00e8 localizzabile n\u00e9 come tempo, n\u00e9 come luogo, n\u00e9 come figura, perch\u00e9 il teatro di Mario Ricotta tende all&#8217;universalit\u00e0 attraverso la strada della negazione della concretezza. Cio\u00e8 un luogo \u00e8 tale se \u00e8 definito nei particolari minuti ed essenziali, ma rimane tale anche se \u00e8 indefinito, vale a dire con un ragionamento filosofico: se \u00e8 vera una certezza, sar\u00e0 vero anche il contrario della certezza stessa, se \u00e8 vera una condizione dovr\u00e0 essere vero il suo opposto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mario Ricotta, bene, lavora su questo gioco degli opposti e lavora in maniera tale che arriva alla negazione stessa dell&#8217;anagrafe dei protagonisti. Se voi leggete i nomi dei personaggi di questo teatro vi trovate di fronte a nomi che non hanno nessuna connotazione anagrafica, oppure a nomi che hanno una connotazione storica. Sono personaggi moderni, ma si chiamano per esempio Mos\u00e8, Priamo, Penelope , Sara, Epicuro, Licurgo, cio\u00e8 hanno dei nomi che gi\u00e0 di per s\u00e9 sono significanti, di per s\u00e9 si fanno portatori di una significanza che \u00e8 storica ma che ritorna in quanto viene attualizzato il personaggio stesso, portato alla contemporaneit\u00e0. ( Nel tugurio, nella bottega, un basso, una piazza\u2026 cio\u00e8 potrebbe tendere anche al luogo dell&#8217;utopia, al luogo che \u00e8 un non luogo, come un&#8217;essenza \u00e8 una non essenza). Rimane il problema dell&#8217;esistenza del personaggio, il suo dramma. Oppure vi potrete trovare di fronte a personaggi che non hanno questo referente d&#8217;ordine storico, mitologico, simbolico. Si chiamano Tri, Re, In, Qua\u2026 si chiamano in maniera anche strana: Uno, Zero, Assof, Ocub\u2026 poi: Madre, Insegnante che indica la funzione preferita alla figura del personaggio: l&#8217;essenza diviene sostanza e supera ogni possibilit\u00e0 di definizione. Si pu\u00f2 concludere che sostanzialmente il teatro di Mario Ricotta \u00e8 un teatro che sfrutta i meccanismi della finzione per farsi portatore di un messaggio che non \u00e8 affidato all&#8217;ideologia, ma soltanto alle psicologie. I personaggi di Mario Ricotta sono delle psicologie che si muovono sulla scena, sono delle sostanze umane, sono delle ombre, sono dei fantasmi, ma proprio perch\u00e9 ombre, fantasmi, psicologie, appartengono a tutti quanti noi, perch\u00e9 parlano alle nostre fantasie, alla nostra immaginazione, alle nostre coscienze, agli incubi che sono dentro di noi e diventano e potrebbero essere personaggi di ascendente grottesco, e invece diventano personaggi da tragedia, la tragedia moderna, appunto, che \u00e8 una delle strade che il teatro contemporaneo sta seguendo sull&#8217;insegnamento di Beckett soprattutto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">CESARE SERMENGHINon esiste nell&#8217;individuo possibilit\u00e0 di scelta n\u00e9 di redenzione. La libert\u00e0 \u00e8 un&#8217;utopia \u2026. Entriamo quindi nell\u2019assurdo per questo rito inusitato, non tanto per choccarsi e sbalordirsi &#8211; anche se le due componenti sono inevitabili \u2013 quanto per agguantare e finalmente avere il filo conduttore di una ragnatela; filo che da lungo tempo ci \u00e8 negato, per dipanare una trappola ancestrale : l\u2019inconscio \u2026.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per cui, lo spettatore, non aduso a questo tipo di linguaggio, rimane scosso e affascinato \u2026.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">RENATO TOMASINO\u2026. e con una consumata abilit\u00e0 che perfino stupisce in un momento in cui da parte degli addetti ai lavori non si fa altro che sottolineare le difficolt\u00e0 degli autori dei nostri giorni \u2026\u2026.. tra l&#8217;immaginario e l&#8217;analisi, la fiction e la clinica, che si realizza quella &#8220;verit\u00e0&#8221; drammaturgica che va oltre le intenzioni teoriche o programmatiche proprie all&#8217;epoca nostra \u2026.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E perci\u00f2 opere della fantasia e di una tensione poetica, perfino lirica, a tratti addirittura fervida \u2026.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">GUIDO VALDINIE\u2019 un universo chiuso, in cui gli uomini sono prigionieri di entit\u00e0 misteriose \u2026.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u2026. universo di paura e di attesa in cambio di una condanna che non sembra pi\u00f9 rinviabile \u2026.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FRANCESCO PIGAIl teatro di Mario Ricotta \u00e8 in sintonia con la moderna concezione drammaturgica che, da Beckett a Bernard, a Jonesco, nega ogni senso alla rappresentazione scenica a vantaggio della polifonia dei linguaggi e di una maggiore attenzione alla scarnificazione e alla disgregazione fisica e morale dei personaggi.I personaggi dei drammi di Ricotta sono ombre di un mondo impietrito, figure piagate da angosce e disperazioni, in attese che incombono come il destino stesso, menti oscurate dalla stanchezza, forse invenzioni e fantasie nate da altri personaggi, anche loro invenzioni di altre invenzioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella consapevolezza dell&#8217;assurdit\u00e0 delle cose, il desiderio di reinventare la vita, di riordinare il caos, resta inappagato \u2026.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FRANCO FARINELLA<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u2026. egli non fa che ricordarci incessantemente \u2026. &#8220;che dobbiamo morire&#8221;, vogliamo o non vogliamo<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lettera di Salvatore Falzone<br>Carissimo dottor Mario Ricotta Roma, 11.2.1999Ti comunico che oggi ho sostenuto l&#8217;esame di estetica filosofica; la parte speciale del programma era riservata all&#8217;estetica teatrale: la Poetica di Aristotele e La nascita della Tragedia di Nietzsche. Da questi testi ho preso alcuni punti per riflettere attorno al teatro.Queste considerazioni nascono anche da altre circostanze: i nostri colloqui privati, lo studio del teatro povero di Grotowski e del teatro della crudelt\u00e0 di Artaud, lo spettacolo &#8220;La bottega all&#8217;angolo&#8221; dal tuo omonimo testo.Direi che l&#8217;incipit spetti all&#8217;ultimo avvenimento. La bottega all&#8217;angolo, messo in scena da Roberto Burgio nel Dicembre del 1988 ha segnato una tappa importante nella mia ricerca del teatro. L&#8217;aspetto che voglio prendere in considerazione riguarda il discorso del sintomo. Lo spettacolo mi ha colpito per via di una sospensione della trama a vantaggio del sintomo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non sembra esserci in effetti una evoluzione della trama, o almeno questa non \u00e8 concepita come l&#8217;asse portante dello spettacolo. Credo, in base alle mie percezioni, che l&#8217;asse portante sia la dimensione dell&#8217;attesa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel Giugno del 1996 viene pubblicato dalla Pellicanolibri una raccolta di &#8221; Racconti Neri e grotteschi&#8221;. La prefazione \u00e8 curata da F.P.Antinori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lettera di Beppe Costa Roma 21 settembre 92\u2026\u2026\u2026&#8221;Ho detto gi\u00e0 in passato ci\u00f2 che penso delle tue opere, sono di notevole originalit\u00e0 ed il fatto che irrompono velocemente l&#8217;anima tutta ed il pensiero non vengono &#8220;inquinati&#8221; da ragionamenti e formule letterarie (noiose?) \u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026.\u2026\u2026. Oltre al fatto che te ne rimani rinchiuso, giustamente a fare il tuo lavoro senza tentare carriere letterarie, mi impongono quasi a scoraggiarti a pubblicare.\u2026\u2026\u2026..<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci\u00f2 che racconti \u00e8 vivo, eccezionale, invadente\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da &#8220;LA MIA SANTIT\u00c0&#8221;&#8221;E invece silenzio. Silenzio da dieci anni. Solo una pubblicazione di &#8220;Racconti neri e grotteschi&#8221; non ha spostato il silenzio. E invece mi \u00e8 venuta voglia di non far nulla, lasciare giacere le opere, lasciare ingiallire le carte dove ho scritto inutilmente, finire i giorni senza memoria, forse senza pensare, senza alcun desiderio per sfuggire al tempo, all&#8217;ombra, alla mia ombra, alla vanit\u00e0 del mondo, alla sua stupidit\u00e0. Voglio silenzio, mi fa paura il silenzio\u2026&#8221;<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>( cap XXVII)<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel Giugno del 1996 viene pubblicato dalla Pellicanolibri una raccolta di &#8221; Racconti Neri e grotteschi&#8221;. La prefazione \u00e8 curata da F.P.Antinori.<br>PREFAZIONE&#8221;Il surreale, andata e ritorno&#8221;: questo \u00e8 un primo pensiero estetico che pensiamo possa presentarsi nell&#8217;animo del lettore che segua con attenzione il filo dei racconti di Mario Ricotta, disposto ad affrontare tutti gli oscuri segnali e tutti gli impulsi di mistero che l&#8217;autore in modo quasi beffardo e provocatorio presenta subito alla sua mente, facendolo aleggiare in una cornice narrativa di sogno (di incubo?) e in un sostrato emotivo di favola, anche se &#8220;nera&#8221;, sempre fortemente suggestiva.Ma anche questa impressione appare poi in qualche modo relativa perch\u00e9, seguendo ulteriormente il libro, altre volte ci accorgiamo che il ritorno dal surreale non c&#8217;\u00e8, ovvero quello che in altri momenti era apparso come la chiave del reale, se vogliamo come la soluzione del giallo psicologico instillato in noi dall&#8217;Autore all&#8217;apertura di ogni racconto, resta ancora indefinito fino all&#8217;ultima riga, anzi forse proprio le ultime parole rilanciano il dubbio, nella sospensione dell&#8217;incertezza, e rimettono in crisi la nostra convinzione di essere ancora una volta atterrati nel razionale. E ci\u00f2 quasi prendendoci in giro, comunicandoci che quello che in altri momenti chiamiamo il reale non deve essere un vizio ma \u00e8 solo una modalit\u00e0 nella vita, per altro spesso casuale come tante altre e non sempre frutto della nostra ricerca umanamente positiva.La scomposizione dell&#8217;angoscia in singoli ragionamenti, in verifiche mentali anche di un solo attimo in certi passi dei racconti di Mario Ricotta sembra dare sollievo ora ai personaggi ora al lettore, ma si rivela praticamente aleatoria e sempre sfociante nella morte o nel dolore dopo tante incertezze, esaltazioni, illusioni, abbagli, speranze, entusiasmi e cadute di umore.IL taglio psichiatrico dato ai racconti ci conduce da protagonisti all&#8217;interno dei meandri mentali vissuti istante per istante dagli sfortunati personaggi, meandri che purtroppo per loro non portano alla salvezza ma tutt&#8217;al pi\u00f9 all&#8217;indefinito esistenziale, se non alla fine fisica. Non c&#8217;\u00e8 redenzione, non c&#8217;\u00e8 salvezza in questi racconti, ma una spietata analisi e conoscenza dei meccanismi psichici, nelle loro certezze e nelle loro avventure.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Paolo F. Antinori<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Io chiamer\u00f2 il contenuto dei Racconti neri e grotteschi di Mario Ricotta una vera e propria dottrina. Tutto quello che vi \u00e8 scritto, secondo il mio punto di vista, non \u00e8 soltanto il frutto di una rappresentazione di emozioni, ma \u00e8 qualcosa di pi\u00f9. Non \u00e8 neanche un messaggio, come si suole dire in gergo, ma una dottrina: come se l&#8217;autore lanciasse un segnale. Il titolo sembra evocare Edgar Allan Poe, per\u00f2 , letto l&#8217;intero libro, se io dovessi paragonarne la dottrina a qualche autore moderno, potrebbe essere soltanto un autore: Rainer Maia Rilke, del quale si \u00e8 parlato in termini di dottrina, non tanto di poetica .Nel caso di Mario Ricotta si potrebbe parlare di dialettica della morte. Eccone i punti essenziali, i temi conduttori. L&#8217;essenziale coincidenza di morte e vita, che comporta un sentimento nei confronti della morte, della vita cio\u00e8, di inconsistenza, inattendibilit\u00e0 dei sentimenti e di compenso della morte, come ci\u00f2 che passa da ogni prospettiva. La dialettica della morte in sostanza ha questo significato: di sospendere il giudizio e di rendere incerto qualsiasi elemento della vita stessa. In questo sta il segnale, come se questo pensiero continuo della morte ( di attrazione e repulsione della morte) fosse non tanto attrazione ma anche un segnale che indica meditazione. La morte non \u00e8 un evento casuale, ma \u00e8 presente costantemente. Continuamente la morte \u00e8 scambiata con la vita, continuamente \u00e8 scambiata con l&#8217;altro (l&#8217;altro \u00e8 la morte.)Per esempio nel racconto Autostop il protagonista incontra un soggetto non ben definibile, che, secondo me \u00e8 da identificare con la morte. Il dialogo tra l&#8217;autista e l&#8217;autostoppista si rivela come la morte sul ciglio della strada. Infatti l&#8217;autista chiede: -&#8220;Come \u00e9 possibile che da cos\u00ec lontano abbia potuto vedermi e che abbia potuto farmi segnale?&#8221; La morte in verit\u00e0 non \u00e8 lontana, \u00e8 sempre sul ciglio della strada, in prossimit\u00e0 dei nostri passi. Ecco perch\u00e9 quasi tutti i racconti finiscono con la morte, oppure con qualche cosa di cui non si capisce se sia la vita o la morte. Da qui appunto il sentimento di grottesco che si evince da una situazione che io chiamerei onirica. E&#8217; come se l&#8217;autore riferisse una realt\u00e0 onirica, non secondo la logica della realt\u00e0, ma secondo una logica dove non c&#8217;\u00e8 un &#8220;prima&#8221; e un &#8220;poi&#8221;, un &#8220;questo&#8221; e un &#8220;altro&#8221;, il &#8220;me&#8221;, il &#8220;tu&#8221; e il terzo incognito.Questa struttura di comportamento triadica \u00e8 presente nel racconto &#8220;L&#8217;incidente&#8221; in cui il protagonista dice:&#8221; Questi che mi seguono sono sicuramente miei amici&#8221; e per\u00f2 col passare del tempo non capisce pi\u00f9 se siano suoi amici o no. E allora pensa che siano suoi nemici, e infine capisce che sono fantasmi. C&#8217;\u00e8 dunque una triadicit\u00e0 di situazioni, nessuna delle quali \u00e8 ovviamente reale, perch\u00e9 sono situazioni oniriche.Nel sogno accade qualche volta il passaggio da una situazione A verso una situazione non- A a una situazione C, cio\u00e8 ad una situazione che va sempre pi\u00f9 differenziandosi, dissociandosi da se stessa. Il quadro della dissociazione \u00e8 presente nella dottrina di Mario Ricotta. Il problema che sta a fondo \u00e8 il rapporto dell&#8217;uomo con se stesso. In un racconto c&#8217;\u00e8 una battuta &#8220;Pensare \u00e8 faticoso &#8220;.Se io dovessi individuare ci\u00f2 che fa scattare tutta la difficolt\u00e0 e la fatica dei racconti di Mario Ricotta \u00e8 la ricostruzione delle anamnesi dei malati \u2013 personaggi che presentano duplicit\u00e0 di situazioni, dove tutto \u00e8 chiaro e tutto \u00e8 oscuro, ci\u00f2 che \u00e8 chiaro diventa oscuro e ci\u00f2 che \u00e8 oscuro diventa chiaro. Il punto centrale \u00e8 la fatica di pensare, propria di ciascuno di noi, che nel malato di mente diventa un problema assillante, esistenziale, che decide di tutta la sua vita. E siccome il pensare \u00e8 faticoso e, aggiungo, pericoloso, poich\u00e9 uno non pu\u00f2 guardare in faccia la verit\u00e0 e continuare a vivere felice e contento; la verit\u00e0 \u00e8 infatti disturbante, oppressiva, esigente. Preferiamo coprire la verit\u00e0 e scambiarla per onest\u00e0 cos\u00ec da renderla pi\u00f9 accettabile perch\u00e9 non ci dia alcun fastidio il pensare, inteso come difficolt\u00e0 di identificazioine della realt\u00e0, del mondo e degli altri. E&#8217; il punto di rottura di qualsiasi equilibrio che noi possiamo constatare in tutte le immagini, che io chiamerei oniriche, dei racconti, la cui interpretazione richiede una sorta di iniziazione, perch\u00e9 i personaggi spesso alla fine muoiono, scompaiono in qualche maniera o finiscono nella pazzia.Un altro tema presente nei racconti \u00e8 la fuga nella pazzia. Nel racconto &#8221; Il Bambino e il Barbone &#8220;, un bambino che vive un forte disagio familiare s&#8217;affeziona ad un barbone fino ad essere emarginato dalla societ\u00e0. Il bambino, contaminato dal pungolo del pensare, non pu\u00f2 pi\u00f9 essere seguito dalla societ\u00e0, cosi come \u00e8 organizzata, un po&#8217; falsamente, un po&#8217; surrettiziamente. C&#8217;\u00e8 una specie di duplicit\u00e0 della realt\u00e0: da un lato c&#8217;\u00e8 un uomo che vive con la sua malattia, i suoi sentimenti, i suoi dolori, i suoi misteri, da un altro lato c&#8217;\u00e8 la pretesa del mondo, dell&#8217;altro di entrare nello schema di vita di un uomo. Nessuno pu\u00f2 entrare nello schema. I personaggi dei racconti declinano con la battuta: &#8221; Si vede che \u00e8 malato\u2026si vede che era il suo momento\u2026si vede che aveva &#8220;qualcosa&#8221; in testa&#8221;. Il- si vede- esprime l&#8217;opinione, la doxa, rispetto alla verit\u00e0, l&#8217;aletheia. La doxa non sfiora l&#8217;identit\u00e0 del personaggio stesso. Ora potremmo dire cos\u00ec: tutte queste rappresentazioni ed espressioni narrative sono delle diagnosi, non nel senso tecnico della psichiatria, ma diagnosi esistenziali, nel senso che la diagnosi va applicata a tutti in modo indifferenziato, non solo all&#8217;ebefrenico . Le battute riferite sono proprie di tutti i racconti.In &#8220;Il treno che sbagli\u00f2 binario&#8221; c&#8217;\u00e8 la stazione e non c&#8217;\u00e8 la stazione; la stazione \u00e8 reale, la stazione \u00e8 irreale. In questo racconto c&#8217;\u00e8 forse tutta la dottrina di Mario ricotta. C&#8217;\u00e8 la finzione e c&#8217;\u00e8 la realt\u00e0; ora i due termini si equivalgono, ad ogni proposizione vera corrisponde una proposizione falsa, per ogni verit\u00e0 c&#8217;\u00e8 una falsit\u00e0. I due termini si equivalgono e sono altrettanto reali. Nel suddetto racconto non si capisce come i passeggeri siano arrivati a destinazione, siano vivi e morti contemporaneamente. Come \u00e8 possibile che siano vivi e morti contemporaneamente? C&#8217;\u00e8 una perfetta identificazione tra la vita e la morte. La morte non \u00e8 un fatto a s\u00e9, staccato dalla vita, ma \u00e8 presente nella vita; la morte fisica \u00e8 un fatto apparente. E&#8217; come se uno fosse morto , o vivesse sempre la morte e a un certo punto scoprisse che la morte \u00e8 un fatto esterno, visibile agli altri. Per esempio il racconto &#8220;Il delitto&#8221; . Una donna, una prostituta, \u00e8 stata assassinata: il medico che esprime il necessario dal punto di vista autoptico, \u00e8 come se vivesse una sensazione plastica della morte; e tuttavia \u00e8 come se la morte della donna non consistesse nell&#8217;essere stata uccisa, ma fosse appunto la sua vita la sua morte, come se la sua vita fosse la vita della morte, la quale morte si \u00e8 poi verificata oggettivamente durante un convegno amoroso. La morte di questa donna non \u00e8 uguale alla morte di tutti gli altri che muoiono e impazziscono, ma il diventar pazzi e il morire \u00e8 il concretizzarsi oggettivo e reale della vita interna di colui che diventa pazzo, senza che questo significhi che la vita interna del pazzo sia assolutamente diversa dalla vita interna di colui il quale prima pazzo non era. Il pazzo, lo schizofrenico \u00e8 colui il quale ha come la consapevolezza che la vita e la morte sono identiche, come se egli vivendo vivesse la propria morte e morendo vivesse la propria vita. In sostanza, la morte o la pazzia sarebbero la verit\u00e0 della sanit\u00e0 e la verit\u00e0 della pazzia; cio\u00e8 non esiste una sanit\u00e0, esiste la pazzia, che \u00e8 la sanit\u00e0 della cosidetta pazzia. Cos\u00ec come non esiste la morte o la vita, ma la morte \u00e8 come se fosse la verit\u00e0 della vita. Mario Ricotta \u00e8 stato sincero con la realt\u00e0: ci ha detto che la realt\u00e0 \u00e8 di questo genere.Noi siamo abituati normalmente a dividere la vita diurna dalla vita notturna o onirica. Non c&#8217;\u00e8 &#8220;Questa \u00e8 la vita diurna- e- questa \u00e8 la vita notturna&#8221;.- Tempo addietro ho sostenuto questa teoria , dal punto di vista filosofico, e non della rappresentazione estetica: c&#8217;\u00e8 una perfetta coerenza tra vita diurna e vita notturna, soltanto che le logiche (la logica diurna e la logica onirica) seguono scansioni diverse, ma ci\u00f2 che corrisponde alla vita onirica \u00e8 uguale a ci\u00f2 che corrisponde alla vita diurna, soltanto che una convenzione ci fa ritenere che la vita diurna sia diversa, dal punto di vista del significato, dalla vita onirica. Come un paziente che in analisi durante la vita diurna rappresenta ci\u00f2 che poi rappresenta nella vita onirica, soltanto che non ha il coraggio di affrontare la verit\u00e0 della vita diurna che \u00e8 la vita di quella notturna.Noi cerchiamo sempre di rimuovere il tarlo del pensare, ma non riusciamo a distruggerlo. La cosa migliore dunque \u00e8 togliere alla vita la fatica del pensare, con la speranza di togliere il pensare, senonch\u00e9 cadiamo nella malattia. Ovviamente quanto detto viene rappresentato in maniera altamente poetica, in maniera che il distacco dello scienziato \u00e8 al servizio dello scrittore, il cui risultato \u00e8 la poeticit\u00e0 dei racconti; e, pure, un elemento di rasserenamento, come se l&#8217;autore convincesse il lettore che non c&#8217;\u00e8 da preoccuparsi se la notte \u00e8 sempre in agguato, perch\u00e9 questa \u00e8 la realt\u00e0, e che poi dobbiamo convivere con questa realt\u00e0. Certamente il libro ha questo merito che agli occhi nostri \u00e8 impagabile, di essere un libro di poesia.Quel che rimane non \u00e8 lo sconcerto e il disorientamento, pure presente, ma un sentimento di abbandono, di dolcezza, pur tra le cose terribili che certe volte vengono dette.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Paolo Polizzi<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche in questi racconti (dal titolo in verit\u00e0 poco consono a rivelare il profondo tema narrativo) giganteggia, con la costanza di una pendola che batte rintocchi, ogni giorno, di una invincibile angoscia esistenziale, l&#8217;incubo della morte che aleggia ogni istante della vita attorno all&#8217;individuo (quasi sempre ignaro del momento in cui essa lo coglie). Cos\u00ec, si trasformi questa donna velata nell&#8217;incidente ferroviario o stradale, nell&#8217;arresto cardiaco o nell&#8217;ictus cerebrale, sembra ricordarci l&#8217;autore che ogni scusa \u00e8 buona per morire, senza differenze ( e di questo ci possiamo consolare) tra ricchi e poveri, belli e brutti, giovani e vecchi. E per ricollegare idealmente Ricotta a Schopenhauer, laddove le vittime di un incidente ferroviario raffigurate in statue di marmo per la successiva commemorazione, pu\u00f2 soltanto apparire come il misero tentativo umano di conferire la dignit\u00e0 della tragedia alla goffa commedia che pi\u00f9 spesso rappresentiamo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Franco Farinella<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal Giornale di Sicilia del 16\\10\\1996<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mario Ricotta\u2014Racconti neri e grotteschi<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un vecchio, come un novello Birdy, si lancia nel vuoto per affermare volando la sua libert\u00e0; i passeggeri di un treno arrivano sgomenti a una stazione deserta; un medico, dopo la propria morte, vive pochi istanti fuori dal corpo. Nonostante il titolo evochi Poe come nume tutelare, questi racconti non appartengono alla letteratura &#8220;nera&#8221; bens\u00ec a una narrativa dello straniamento che allarga la credulit\u00e0 del lettore a mano a mano che sposta i confini della quotidianit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Arturo Grassi<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Recensione di Roberto Mistretta pubblicata sul giornale &#8220;La Sicilia&#8221; e poi su &#8220;Progetto Vallone&#8221;E&#8217; stato pubblicato nei giorni scorsi da una casa editrice romana col patrocinio dell&#8217;amministrazione comunale l&#8217;ultimo libro dello scrittore psichiatra Mario Ricotta, drammaturgo di fama gi\u00e0 autore di altre opere quali &#8220;La risposta&#8221;, &#8220;Colei che sbadiglia ovvero il quadro e il buco&#8221;, &#8220;La Macchia&#8221;, &#8220;La fessura&#8221;, &#8220;Applausi impossibili&#8221;, &#8220;Il Bacio&#8221;, &#8220;Il fal\u00f2&#8221;, &#8220;Teatro&#8221;, una raccolta di sei opere teatrali.Una sua opera teatrale, &#8220;La bottega All&#8217;angolo&#8221; alcuni anni addietro venne anche messa in scena in prima assoluta da una compagnia di Palermo.Il nuovo volume dato alle stampe raccoglie una serie di racconti brevi, storie comuni dentro cui lo scrittore trascina il lettore, coinvolgendolo, lo avvinghia quasi con forza sprofondandolo nei drammi umani con i quali ci si confronta ogni giorno e che lui, di professione psichiatra, esperto conoscitore dei segreti della mente, scandaglia con disincanto quasi brutale, dando spazio e liberando quella parte oscura racchiusa nel profondo di ogni essere umano.Una parte che fa paura induce a riflettere sulla condizione di essere umano sulla scia del Pascaliano pensiero: &#8220;desideriamo la verit\u00e0 e non troviamo in noi se non incertezza. Cerchiamo la felicit\u00e0 e non troviamo se non miseria e morte. Siamo capaci di non aspirare alla verit\u00e0 e alla felicit\u00e0, siamo incapaci di certezza e di felicit\u00e0. Tale aspirazione ci \u00e8 lasciata sia per punirci sia per farci sentire da dove siamo caduti&#8221;.Mario Ricotta sa come rendere ancora pi\u00f9 incerto e dubbioso il lettore, lo introduce nella storia immedesimandolo nei vari protagonisti, con consumata perizia. Le prime pagine di ogni racconto volano via tracciando le linee di un dramma di cui si ha appena sentore, un giallo, un prete che combatte contro il male che aggredisce nottetempo la sua chiesa devastando le sacre reliquie sino a quando non si scopre che \u00e8 lui l&#8217;autore dello sfacelo. Oppure ancora il treno che sbaglia binario, i viaggiatori desiderano tornare indietro ma non possono pi\u00f9, sono tutti morti tranne uno, colui che narra, il convoglio ha deragliato, la tragedia. Oppure ancora l&#8217;uomo in attesa di qualcosa di unico, di importantissimo, la sua morte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ricotta sicuramente non \u00e8 uno scrittore allegro, ha una visione del mondo pessimistica\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Roberto Mistretta<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Presentazione del libro Racconti Neri e Grotteschi a cura del prof. Messina Giuseppe, scrittore.Si potrebbe parlare di molte cose facendo tanto rumore ma io voglio soltanto dedicare quattro parole al mio amico Mario.Nel silenzio e nel torpore della cultura che a me pare sia durato lunghi anni prima del risveglio di questi ultimi tempi, Mario \u00e8 stato di stimolo per molti nella nostra comunit\u00e0. Ci siamo spesso incontrati idealmente nel promuovere il nuovo, il rivoluzionario, lo scandaloso, l&#8217;incomprensibile, l&#8217;assurdo. Quante volte ci siamo interrogati su ci\u00f2 che attualmente pervade l&#8217;animo umano chiuso e prigioniero a volte della sua stessa deprimente angoscia di vivere. Mario ha saputo cogliere il quotidiano nei suoi &#8220;Racconti Neri e Grotteschi&#8221;, dove il protagonista sembra essere la patologia del personaggio il quale appare vittima di se stesso.Lo snodarsi degli avvenimenti appare surreale e ci\u00f2 che accade sembra frutto delle attese sia del protagonista che del lettore, colti dal narratore in un momento di complicit\u00e0. La forma \u00e8 sobria, asciutta, adeguata alla drammaticit\u00e0 degli avvenimenti. Nulla \u00e8 lasciato al caso. Ogni parola si muove dentro e accanto alle altre come ingranaggio della macchina della vita che poco o nulla lascia nelle mani del libero arbitrio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;autore s&#8217;\u00e8 lasciato dietro l&#8217;angolo sicuro del gi\u00e0 noto, del certo, di quello che io chiamo i modelli culturali del rimacinato e si \u00e8 lanciato verso l&#8217;incerto, verso i pericolosi abissi delle profondit\u00e0 dell&#8217;inconscio facendo affiorare maniacali desideri di vivere che sono nascosti in ciascuno di noi. Egli sa leggere dentro l&#8217;uomo. Pu\u00f2 anche darsi che la sua sia una lettura di parte, ma nulla pu\u00f2 togliergli il merito di riuscire a dare valenza universale a quotidiani fallimenti. Mario ha osato percorrere vie impervie, io sono certo, il mio \u00e8 un augurio, che la via intrapresa, per quanto tortuosa possa apparire, lo porter\u00e0 lontano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Giuseppe Messina<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lettera di Nic Giaramita Maggio 1999Ho letto, finalmente, le tue opere. E&#8217; stato come se una forza potente e misteriosa m&#8217;avesse spinto per una galassia della quale sconoscevo l&#8217;esistenza, ed in effetti, senza tanto &#8220;per assurdo&#8221; \u00e8 stato veramente cos\u00ec; se dovessi dare un giudizio del tuo teatro, e per ora mi fermo ad esso, direi, o lo denominerei : &#8220;Teatro dell&#8217;assurdo ma non troppo&#8221;.\u2026\u2026.Devo ammettere che la parola da te usata serpeggia per i tortuosi percorsi di un alambicco; l&#8217;essenza che ne esce fuori \u00e8 fortemente amara traducendosi, attraverso un gioco esasperante di metafore e simbologie, nella constatazione della morte dell&#8217;illusione.Ambiguo ed illusione come beatificazione dell&#8217;assurdo, mistificazione di una realt\u00e0 alienante, coscienza di un nemico non decifrabile, forma pi\u00f9 che materia ma capace di sommergere e distruggere anche il pi\u00f9 scaltro e navigato; si respira aria di suicidio. Qui mi sovviene, per opposti contenuti, &#8220;La grande abbuffata&#8221; di Ferrer e &#8220;Cuore di cane&#8221; di Bulgakov. Insomma non \u00e8 &#8220;la comedie humaine &#8221; di balzacchiana memoria bens\u00ec &#8220;la commedia dell&#8217;inconscio&#8221; di Schimdt nel suo trattato sull'&#8221;arte del visibile&#8221;:L&#8217;illusione vive la sua eterna giovinezza nell&#8217;esasperare la mente che la fagocita; per questa via, abbandonando l&#8217;incomunicabile, s&#8217;incammina verso l&#8217;alienazione.La fisicit\u00e0 della vita \u00e8 una scoria. Gli elementi che tengono in essere detta vita sono la paura, il bene, il male, il piacere, l&#8217;illusione, la libert\u00e0, il dubbio, l&#8217;incertezza, l&#8217;amore, la facolt\u00e0 di perdonare, l&#8217;amicizia, lo stesso inferno e paradiso , non il purgatorio che \u00e8 dei falliti, stanno alla vita come la follia sta alla ragione, e sappiamo quanto sottile \u00e8 la linea di demarcazione tra questi due eterni elementi.Tutte le opere rappresentano il situarsi sul ciglio di un burrone senza fondo attraverso un gioco sapiente tra eros e sensualit\u00e0, esasperazione e misura, pedofilia e sacra deificazione del bimbo, madre nella sua emblematicit\u00e0 e madre\/ amante\/ fattrice nel suo eterno gioco semiramideo e da araba fenice (la morte falcia, la madre rimanda in essere).Cos\u00ec \u00e8.Nella tua &#8220;facolt\u00e0 di Parola&#8221; il ciclo esistenziale non ha pi\u00f9 alcun senso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nic Giaramita Trapani I6\/04\/99<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da qualche tempo Roberto Burgio , nei paesi che lo richiedono, propone una sua lettura di brani di opere teatrali e di racconti di Mario Ricotta. &#8220;Voglio testimoniare&#8221; dice Burgio &#8220;il mio profondo coivolgimento d&#8217;uomo di teatro e le mie emozioni nel leggere i testi di Mario\u2026E&#8217; l&#8217;essenza di quello che \u00e8 il mistero di esserci, dell&#8217;essere umano l&#8217;oggetto di studio e di indagine di Mario nel suo essere scrittore. E Mario ci riesce in modo particolarmente efficace: va dritto dentro il problema, sicuramente aiutato dall&#8217;essere psichiatra. Per\u00f2 si sbaglia chi pensa che \u00e8 lo psichiatra che scrive!\u2026. Particolarmente inquietante \u00e8 quello che scrive\u2026&#8221;<\/p>\n<cite>Autore della recensione \u2014 Testata<\/cite><\/blockquote>\n\n\n<p>Sostituisci con i contributi critici raccolti negli anni.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le voci della critica sul teatro di Mario Ricotta. 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